Era stato per pura combinazione che avevo scoperto quel posto. Una domenica pomeriggio, durante una passeggiata da quelle parti, mi ero perso e camminando a caso mi ritrovai in uno spiazzo. Era abbastanza grande perché ci si potesse sdraiare, e attraverso i cespugli, in basso, si scorgeva il tetto del capannone dell'elefante. Subito sotto il tetto c'era una grande apertura di aerazione, attraverso la quale si vedeva benissimo l'interno.Da quella volta, per me era diventata un'abitudine recarmi ogni tanto su quella collina e guardare cosa faceva l'elefante dentro il suo capannone. Non saprei dire perché mi prendessi quella briga, semplicemente mi piaceva osservare l'animale nella sua "privacy". Non avevo motivi più profondi.
Quando cominciava a imbrunire non riuscivo a vedere più nulla, finché il guardiano, per fare il suo lavoro nelle prime ore della sera, accendeva le luci all'interno dell'edificio, e io potevo guardare indisturbato quel che vi succedeva.
La prima cosa di cui mi accorsi era che quando il guardiano e l'elefante erano soli nel capannone, la relazione tra loro sembrava molto più calorosa di quanto apparisse di solito in pubblico. Bastava vedere uno scambio di gesti tra i due per rendersene conto. Come se durante il giorno si sforzassero di trattenere le loro emozioni, in modo che la gente non si accorgesse della loro intimità, e vi dessero libero sfogo soltanto la sera, quando restavano soli. Con questo non è che facessero qualcosa di speciale. L'elefante continuava a starsene tranquillo come sempre, l'uomo lo lavava con una spazzola, raccoglieva gli abbondanti escremementi che lui lasciava cadere sul pavimento, si occupava del suo pasto, insomma svolgeva le normali mansioni di un guardiano. Eppure non si poteva fare a meno di notare il senso di fiducia, l'affetto reciproco che legava l'uomo e l'animale. Quando il guardiano spazzava il pavimento, l'elefante dondolava la proboscide e gli dava dei colpetti leggeri sulla schiena. A me piaceva moltissimo starlo a guardare.
Finito di leggere a febbraio 2010
Nessun commento:
Posta un commento